La riabilitazione nella malattia di Parkinson: il ruolo delle terapie complementari.

Accanto all'imprescindibile terapia farmacologica (e, in casi selezionati, a quella chirurgica), i pazienti parkinsoniani possono giovarsi dipalestra alcune tecniche riabilitative che negli ultimi anni stanno accumulando sempre più credito in relazione a segnalazioni aneddotiche di efficacia e, in qualche caso, di iniziale validazione scientifica sperimentale. Il presupposto teorico che accomuna molte di queste tecniche nasce dalla considerazione della malattia di Parkinson come un disturbo che non interessa unicamente il movimento. La qualità della vita dei parkinsoniani, infatti, dipende solo in parte dai problemi di movimento, ma anche - e in taluni casi principalmente - da disturbi non-motori, tra i quali giocano un ruolo assai importante i problemi dell'umore, l'ansia, le difficoltà di relazione, l'apatia, il ritiro sociale, la perdita di interessi e di gratificazioni. E' per questo che molte terapie riabilitative cosiddette "complementari" appartengono alle terapie mente-corpo (mind-body terapies), considerando 1) che la malattia colpisce il cervello in aree deputate non unicamente al controllo motorio, ma anche a circuiti implicati nei processi dell'emotività, della volitività, della gratificazione, della memoria e 2) che il disagio esistenziale dei pazienti parkinsoniani eccede assai frequentemente le loro limitazioni strettamente fisiche.

Nel progettare le attività riabilitative laboratoristiche della Fondazione Antonietta Cirino ONLUS - Progetto Parkinson Avellino, abbiamo pensato di dedicarci prevalentemente alle tecniche che utilizzano questo tipo di approccio integrato mente-corpo, anche perché crediamo che questo sia il principale vuoto assistenziale da colmare dato che l'assistenza medica specialistica e le forme convenzionali di riabilitazione (fisiochinesiterapia, logopedia) vengono già assicurate dalle strutture pubbliche (Ospedale Moscati, ASL AV) che operano sul nostro territorio. Inoltre è attualmente impensabile che il Sistema Sanitario Nazionale si faccia carico di questo tipo di attività, anche perché sono in gran parte sperimentali e non esiste ufficialmente personale specializzato formato "ad hoc". Riteniamo che anche questo tipo di formazione e di sperimentazione sia  compito specifico di una Fondazione con scopi di volontariato sociale, assistenziale, scientifico.
Secondo i principi appena esposti, in base ai dati emergenti dalla più recente letteratura scientifica ed ai nostri personali convincimenti, ci siamo proposti di attivare le seguenti attività riabilitative:

1. tango-terapia

2. teatro-terapia

3. tai-chi

3. musico-terapia

4. canto corale


Tango-terapia

tangoterapyNel 2005 la dott.ssa Earhart, fisioterapista dell'Università di St. Louis (Missouri, USA), ha cominciato a studiare gli effetti del tango argentino sui sintomi della malattia di Parkinson ed a partire dal 2007 il gruppo di ricercatori da lei condotto ha pubblicato una serie di lavori che hanno dimostrato l'efficacia di questo tipo di danza-terapia su alcuni sintomi della malattia. In particolare, sono stati verificati un miglioramento dell'equilibrio e della velocità del passo ed una riduzione degli episodi di "freezing" della marcia spesso superiori a quelli ottenuti con altre e più convenzionali tecniche di attività motoria.
Sono stati supposti diversi meccanismi a sostegno dell'efficacia della tango-terapia nei pazienti parkinsoniani. Tra questi, bisogna ricordare la presenza di stimoli sensori-motori esterni (il ritmo musicale e la presenza del partner di danza), ma anche la peculiarità dei movimenti caratterizzati da continui cambi di velocità e di direzione, compreso il camminare all'indietro.
In un recente lavoro, poi, gli stessi autori hanno dimostrato che i pazienti che frequentavano una classe di tango-terapia presentavano un incremento significativo della partecipazione in attività strumentali, ricreative e sociali nell'ambito della loro vita quotidiana.

Il laboratorio di tango-terapia è attivo presso la Fondazione Antonietta Cirino ONLUS - Progetto Parkinson Avellino dal mese di febbraio 2013.


Teatro-terapia

teatroterapyBenché le tecniche teatrali siano piuttosto diffusamente utilizzate nella malattia di Parkinson a scopo prevalentemente ricreazionale, l'unica sperimentazione scientifica in questo campo si deve al dott. Nicola Modugno, parkinsonologo della Neuromed (Pozzilli, Italia) e pioniere nel campo delle terapie complementari in Italia, che ha pubblicato nel 2010 i risultati del suo studio in cui ha dimostrato che le condizioni motorie, ma soprattutto quelle non motorie dei pazienti con malattia di Parkinson miglioravano con la teatro-terapia in misura significativamente maggiore rispetto a quanto facevano con la fisioterapia. Il principale meccanismo ipotizzato per spiegare i miglioramenti ottenuti consiste nell'allenamento al controllo volontario del movimento e dell'espressione emozionale, insieme ai meccanismi di socializzazione e di gratificazione conseguenti alla pratica teatrale.


Tai-Chi

Tai-ChiDopo una serie di report aneddotici di scarsa robustezza scientifica, l'interesse per l'utilizzo del Tai Chi come terapia complementare nei pazienti affetti da malattia di Parkinson è cresciuto grandemente nel 2012 con la pubblicazione sul New England Journal of Medicine del lavoro di Li e coll. (Università dell'Oregon, USA). In questo studio, i pazienti parkinsoniani trattati con il Tai Chi presentavano un miglioramento dei parametri motori ed in particolar modo dell'equilibrio e del rischio di cadute significativamente maggiore rispetto ai pazienti non trattati o trattati con altre tecniche fisioterapiche. Da allora è stato condotto qualche altro studio sull'argomento, con risultati di efficacia contrastanti e meritevoli di approfondimento.


Musicoterapia

musicaterapyL'utilizzo della musica nelle terapie complementari della malattia di Parkinson è piuttosto diffuso, anche se le metodiche con cui questa viene utilizzata differiscono assai significativamente tra loro e questo rende difficile una valutazione della sua efficacia. Uno degli studi meglio condotti sull'argomento è stato pubblicato nel 2000 del dott Claudio Pacchetti e coll. (IRCCS C. Mondino, Pavia, Italia) che hanno utilizzato un training comprendente ascolto di musica rilassante, esercizi vocali, movimenti corporei ritmici e libera improvvisazione strumentale. Questo studio ha dimostrato l'efficacia della tecnica nel migliorare gli aspetti motori, emozionali e comportamentali dei pazienti parkinsoniani.

Canto corale

cantocoraleAnche questa tecnica viene discretamente utilizzata a scopi riabilitativi/ricreazionali nei pazienti con malattia di Parkinson. Nella letteratura internazionale esiste un unico studio che investiga questa tecnica riabilitativa (Di Benedetto et al, 2009) e conclude (pur se nell'ambito di un progetto-pilota) sull'efficacia del canto corale su molti parametri di funzionalità foniatrica e respiratoria. Inoltre, l'ipotesi che la pratica del canto corale influisca sui circuiti dopaminergici coinvolti con i meccanismi di piacere, motivazione e gratifica, rende questa tecnica meritevole di approfondimento nei pazienti affetti da malattia di Parkinson.

Il laboratorio di canto corale sarà attivato presso la Fondazione Antonietta Cirino ONLUS - Progetto Parkinson Avellino nel mese di ottobre 2014.

 

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