Parkinson cos'è

 

La malattia di Parkinson è la più diffusa tra le patologie degenerative del Sistema Nervoso Centrale dopo la malattia di Alzheimer.

Si stima che in Italia vi siano circa 200.000 parkinsoniani, di cui circa 1.400 residenti nella provincia di Avellino. La malattia può raramente esordire anche in età giovanile (prima dei 40 anni), ma è molto più frequente in età medio-avanzata.

Pertanto, considerando il costante allungamento dell'età media della popolazione generale e dell'aspettativa di vita nel mondo occidentale, si calcola che i numeri suddetti siano destinati a crescere significativamente nei prossimi decenni.

Cenni clinici

La malattia di Parkinson è principalmente un disturbo del movimento, caratterizzato da rallentamento motorio, rigidità, tremore, difficoltà di equilibrio, ad andamento progressivo ed invalidante. Accanto a questi, negli ultimi anni è stata dedicata un'attenzione crescente alla possibile presenza di innumerevoli disturbi non-motori che completano il quadro della malattia e che in alcuni casi rappresentano le principali cause di invalidità. Questi includono i disturbi vegetativi (ipotensione ortostatica, difficoltà minzionali e sessuali, rallentato svuotamento gastrico, ipersalivazione, stipsi), i disturbi del sonno (insonnia, sindrome delle gambe senza riposo, disturbo comportamentale della fase REM), i disturbi cognitivi (apatia, difficoltà esecutive e visuospaziali, demenza) e i disturbi psichiatrici (depressione, disturbo del controllo degli impulsi, deliri, allucinazioni).

 

Forme cliniche

La malattia di Parkinson può manifestarsi nei diversi pazienti in forme cliniche estremamente variabili. Pur esistendo un nucleo sintomatologico comune, sia l'entità sia la qualità delle problematiche che si riscontrano nei singoli individui possono essere molto differenti, delineando quadri clinici estremanente variegati. E questo è conseguente in parte al diverso grado di disabilità motoria, in parte all'eventuale coesistenza dei suddetti disturbi non-motori e dal modo in cui essi si associano.

 

Stadi di malattia

Oltre alla variabilità di presentazione clinica della malattia in pazienti differenti, bisogna poi considerare la variabilità di manifestazione dei sintomi nel singolo paziente in funzione del trascorrere del tempo. Trattandosi infatti di una patologia degenerativa, la malattia di Parkinson presenta sempre un'evoluzione clinica nel corso degli anni – più o meno rapida, secondo i casi – che trasforma profondamente il quadro sintomatologico, generalmente aggravandolo in maniera significativa. A questa evoluzione intrinsecamente connessa alla “storia naturale” della malattia, si sovrappongono spesso alcuni sintomi legati all'assunzione cronica dei farmaci dopaminergici, quali fluttuazioni motorie, movimenti involontari, ipotensione, turbe psichiatriche, etc.

 

Ricadute sulla vita di relazione

Accanto alle problematiche strettamente legate alla disabilità motoria ed agli altri disturbi fisici correlati alla patologia, una componente assai significativa del disagio di convivere con la malattia di Parkinson risiede nelle profonde e molteplici conseguenze sulla vita di relazione che questo male comporta. Queste riconoscono cause diverse e con impatto variabile da caso a caso ed includono modifiche delle capacità lavorative, mutamenti del carattere e dell'umore, alterazioni dei rapporti sessuali, tendenza all'isolamento, ridotte prestazioni nelle attività di vita quotidiana fino alla completa dipendenza fisica e/o psicologica. Pressochè invariabilmente queste modifiche “esistenziali” non investono unicamente il soggetto affetto, ma l'intero sistema familiare in cui vive, sia per ragioni correlate alle necessità di accudimento, sia per conseguenze di natura psicologica e relazionale.

 

Terapia farmacologica

La malattia di Parkinson è la malattia neurodegenerativa per la quale la terapia farmacologica ha avuto i maggiori successi. Data la notevole variabilità clinica della malattia, è sempre necessario assumere una terapia farmacologica assai personalizzata e soggetta a costante verifica dell'efficacia e monitoraggio degli effetti collaterali. Questa deve essere “confezionata” sul singolo paziente in maniera “sartoriale”, con estrema attenzione per i dettagli e per gli adattamenti nel corso del tempo. Per pazienti selezionati e nei quali le terapie “classiche” non siano sufficienti alla gestione dei sintomi sono disponibili alcune terapie “non-convenzionali” come quelle chirurgiche (stimolazione cerebrale profonda) e quelle in infusione continua (apomorfina sottocute, levodopa tramite gastrostomia).

 

Terapie non farmacologiche

Accanto all'insostituibile ruolo dei farmaci, i pazienti affetti da malattia di Parkinson possono giovarsi di svariati approcci non-farmacologici che possono essere d'aiuto nell'attenuazione dei sintomi e nel miglioramento della qualità della vita. Le principali tecniche che vengono utilizzate sono la fisiochinesiterapia per la riabilitazione delle difficoltà potorie e posturali, la logopedia per la riabilitazione delle problematiche del linguaggio e della deglutizione, la terapia occupazionale, la riabilitazione cognitiva e la psicoterapia. Alle suddette tecniche riabilitative "convenzionali" si affianca il nutrito gruppo delle cosiddette "terapie complementari", che include una serie di medodiche di intervento integrato mente-corpo e che stanno per le quali si stanno iniziando ad accumulare diverse evidenze di efficacia nel migliorare alcuni parametri motori e non motori della malattia. Queste tecniche comprendono la danzaterapia, la musicoterapia, la teatroterapia, il Tai Chi, lo yoga.

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